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I MALI NECESSARI #2

Psicopatico

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Psicopatico è il secondo libro della serie I Mali Necessari.

MAIN TROPES

  • Psycho
  • Psychic
  • Trauma
  • Touch Him and Die
  • Billionaire
  • Secret Identity

SYNOPSIS

August Mulvaney è sempre stato eccezionale. In qualità di figlio genio di un miliardario eccentrico, spesso la colpa del suo comportamento scoraggiante è dovuta al suo alto QI. Dicono che ci sia una linea sottile tra genio e follia. August è entrambi: sia un brillante professore amato dai suoi studenti che un assassino spietato e ossessivo con il compito di correggere i torti di un sistema giudiziario in fallimento. E ha appena trovato la sua ultima ossessione: Lucas Blackwell.

Lucas Blackwell un tempo era il figlio d'oro dell'FBI e usava il proprio talento segreto come chiaroveggente per aiutare a sopprimere la parte peggiore della società. Finché sfiorando accidentalmente il suo collega non ha scoperto che quell’uomo era un assassino, e la sua vita è crollata a pezzi. Ora il mondo pensa che lui sia pazzo, mentre il suo vecchio partner di lavoro lo vuole morto. Così cerca rifugio in un piccolo college, sperando di ricostruire la propria vita e la propria reputazione. Ma è lì che si imbatte in August Mulvaney. Letteralmente.

August è subito incuriosito da Lucas e dalla sua storia. Non crede nei sensitivi, ma non gli sfugge il terrore che ha negli occhi quando si scontrano in corridoio. Ora August ha un problema. Lucas conosce il suo segreto, eppure lui lo vuole lo stesso.

E August ottiene sempre quello che vuole.

Riuscirà a convincere Lucas che non tutti gli assassini sono uguali, e che avere uno psicopatico dalla propria parte e nella sua vita potrebbe essere proprio ciò di cui ha bisogno?

Warning: Questo libro contiene la descrizione di atti di violenza estrema rivolti alle donne e ai bambini (off-page) e atti di vendetta (vissuti come elemento della storia).

LOOK INSIDE: CHAPTER ONE

La musica di Vivaldi suonava nelle orecchie di August Mulvaney mentre lui fissava lo schermo del telefono e il modulo di autovalutazione che era stato incaricato di compilare entro la fine della giornata. Trovava ridicoli quei nuovi, bizzarri e complicati ostacoli aziendali. Non lavorava in uno studio legale, ma in una università della Ivy League. Chiedere a un professore di ruolo di descriversi in cinque parole o meno era assurdo. Considerando poi che la maggior parte dei suoi colleghi non era in grado di descrivere quale giorno della settimana fosse senza una tesi formattata secondo i criteri dell’APA, l’Associazione Psicologica Americana, e l’approvazione del consiglio di revisori.

Massimo cinque parole per descriversi? E quale August volevano? Il brillante stramboide eccentrico o lo psicopatico omicida deviato? Entrambi erano abbastanza veri, anche se uno era sicuramente più appetibile dell’altro. Tuttavia, per nessuno dei due avrebbe potuto stilare un’autovalutazione.

Sospirò e fissò il cortile interno. Il cielo era nefasto come il suo umore. Era sormontato da nubi di tempesta grigio scuro, basse, in attesa di scatenarsi sugli studenti che si rifiutavano di abbandonare il loro posto all’aria aperta fino all’ultimo momento possibile. Faceva insolitamente freddo, per quel periodo dell’anno. Bevve un sorso del suo caffè, tenendosi rannicchiato contro l’edificio mentre guardava la pioggia farsi sempre più imminente. Ne sarebbe scesa per tutto il giorno, secondo i meteorologi, ma August si fidava delle previsioni tanto quanto degli oroscopi. 

Bianca Li, la professoressa associata di Astrofisica, gli si accostò, tirandosi il maglione sul corpo e avvolgendosi le braccia intorno al busto. I capelli neri le frustavano il viso, e i suoi occhiali dalla montatura dello stesso colore erano pericolosamente appoggiati sulla punta del naso. Senza dubbio era più grande di lui di almeno dieci anni, ma poteva passare lo stesso per una studentessa del master.

August si tolse gli auricolari. «Come mi descriveresti in cinque parole o meno?» Prima che lei potesse rispondere, lui alzò un dito e le spinse gli occhiali sul ponte del naso. 

«Strambo senza alcun confine personale?» rispose la collega intanto che gli schiaffeggiava la mano. 

«Strambo è stata la prima parola che è venuta in mente anche a me. Non credo che andrebbe bene al comitato, però.»

Bianca fece spallucce. «Sei di ruolo. Cosa possono farti?» Schioccò le dita. «Ce l’ho. Professore perso nei propri pensieri.»

August alzò gli occhi al cielo. «Non sono perso nei miei pensieri. Ho un… udito selettivo.»

«I bambini hanno un udito selettivo. Tu invece vivi nel tuo mondo,» sottolineò lei.

Gesticolò con la mano con l’intento di invalidare la sua affermazione. «Stai esagerando.»

«Sei quasi entrato dritto nella fontana… due volte.»

Non aveva torto. Il fatto era che August era distratto per scelta. Era una persona afflitta dalla maledizione di poter ricordare – letteralmente – ogni parola che gli fosse mai stata rivolta, il che voleva dire che il suo cervello diventava un macello caotico, un groviglio di conversazioni del giorno precedente, ma anche di decenni addietro. Una sola parola avrebbe potuto innescare una cascata di ricordi e immagini che lo avrebbe intrappolato nei suoi pensieri per giorni.

Per quello August rimaneva selettivamente distratto. Si era allenato ad attivare e disattivare le sue percezioni secondo la propria volontà, piuttosto che perdere la testa assorbendo pezzi di conversazione a ogni passo compiuto. Escludendo le cose che considerava interferenze era in grado di concentrarsi su ciò che contava, come la spintronica o la diffusione della luce e le tecniche di miscelazione delle onde ottiche, i punti quantistici dei semiconduttori e, a volte, anche la fisica laser. 

Nel campus, di rado interagiva con qualcuno che non fossero i suoi colleghi più intimi e, naturalmente, i suoi studenti. Persisteva nell’osservare l’ambiente circostante senza assorbire nulla, e non lasciava mai che il suo sguardo si concentrasse su qualsiasi cosa per troppo tempo a meno che non fosse una questione di vita o di morte. Ciononostante, nel momento in cui scorse l’uomo che attraversava il cortile, non riuscì a distogliere lo sguardo.

Camminava con le mani nelle tasche dei pantaloni e le spalle curvate contro il vento. Dal suo punto di osservazione, August ne scorgeva l’avvenenza, anche se era un po’ smunto, vestito con dei jeans e un cardigan verde oliva con la zip anteriore. Quell’abbigliamento diceva “docente”, ma i suoi capelli biondi e disordinati, e la barba incolta sulla mascella perfettamente quadrata, ricrescita di almeno due giorni, urlavano “studente”. Forse era l’assistente di un professore.

In ogni caso, come aveva previsto, il cielo si aprì. Gli studenti raccolsero libri e documenti in fretta e furia, infilandoli negli zaini prima di correre via. L’uomo non scappò, però accelerò il passo, dirigendosi dritto verso lui e Bianca, che si trovavano accanto all’ingresso dell’edificio. Quando li oltrepassò guardò in su, fissando gli occhi nei suoi, e mantenne lo sguardo per un buon cinque secondi prima di voltarsi e scomparire all’interno. Le sue iridi erano di un verde intenso, quasi dello stesso colore del maglione.

August si voltò per osservarlo attraverso le finestre del corridoio, e non seppe spiegarsi la sensazione di vuoto che provò quando lo perse di vista. Scosse la testa e prese un altro sorso di caffè. Quelle condizioni meteorologiche lo rendevano pensieroso e stranamente sentimentale, nonostante fosse un mostro. 

«È carino, vero? Peccato che sia pazzo.»

«Chi è?» colse l’occasione di chiedere. 

La collega emise un sospiro sognante. «Lucas Blackwell, professore a contratto di Psicologia criminale.»

August prese un altro sorso di caffè. «Lucas Blackwell,» ripeté, apprezzando il modo in cui ogni lettera si adagiava sulla sua lingua. «Non sembra un nome vero. Hanno assunto un pazzo per sostituire O’Malley? Non è controproducente?»

«L’intero dipartimento di Psicologia è costituito da pazzi da legare. Si adatterà benissimo.»

«Sembra che tu sappia molto sul suo conto,» osservò August. 

Bianca fece una smorfia. «Davvero non sai chi è?»

Lui corrugò la fronte. «Dovrei?»

La collega lo guardò dall’alto in basso. «Dovresti scrivere “professore irrimediabilmente ignaro di tutto” su quel modulo. Ogni persona di questa facoltà smania per avere quanti più dettagli scandalosi possibili da quando Everly lo ha assunto, qualche settimana fa. Ma, ancora prima, era su tutti i notiziari.»

«Perché? È un Kennedy o qualcosa del genere?»

Lei scosse la testa. «Ex pupillo dell’unità di profilazione comportamentale dell’FBI. Ragazzo prodigio. Reclutato direttamente dal college perché parlava tre lingue e aveva ottenuto quasi un punteggio perfetto al test dell’esame di ammissione.»

Lucas Blackwell non poteva avere più di trent’anni, al massimo. «Ex? È stato ferito?»

«Si potrebbe dire così. Ha sofferto una sorta di significativo esaurimento nervoso ed è stato spostato in ufficio in maniera permanente. Gli hanno offerto un lavoro da insegnante a Quantico, ma se l’è filata per venire da noi.» 

«Come fai a sapere tutte queste cose?» le chiese, un po’ meravigliato dalla sua capacità di studiare l’astrosismologia delle nane bianche e allo stesso tempo di rimanere aggiornata sull’ultimo gossip universitario.

«Come fai tu a non saperlo? So che di solito metti alla prova quel tuo cervellone con teorie di entanglement quantistico o quello che è, ma tu ami tutte queste stronzate inquietanti, e Lucas Blackwell… Beh, lui è inquietante.»

«Come mai dici così?» L’amore di August per le “stronzate inquietanti” era ben noto nel campus. Non che i fisici teorici fossero conosciuti per il loro amore per la parapsicologia. Ma la consideravano un’altra delle sue stranezze. Immaginava lo fosse davvero.

Bianca si avvicinò un po’ quando la pioggia iniziò a schizzarle sulle scarpe. «Sai come si fa da una scrivania la maggior parte del profiling comportamentale?» 

Lui annuì. «In pratica ci si guadagna da vivere con stime ragionate. Dubito che richieda molti sopralluoghi.»

Lei ridacchiò. «Beh, a Lucas interessava sporcarsi le mani. Fin troppo. Gli piaceva occuparsi delle prove e visitare le scene del crimine. Diceva che aiutava il suo processo di elaborazione.»

«Mi sfugge la parte “inquietante”,» asserì August, augurandosi che Bianca arrivasse al punto prima che il vento soffiasse la pioggia sotto la sporgenza.

«È proprio quello, cazzo. Gira voce che lui pensi di essere… Qual è la parola quando puoi avere, tipo, visioni psichiche toccando le cose?»

August sollevò tanto le sopracciglia da farle arrivare quasi all’attaccatura dei capelli. «Chiaroveggente?»

«Sì! Dice di essere un chiaroveggente.»

«Quindi la nostra università ha assunto un criminologo mentalmente instabile che afferma di avere delle abilità soprannaturali?»

«Già.»

Lui ridacchiò. «Si adatterà bene qui.»

Bianca rise. «Sai, questo è il massimo che ti abbia mai sentito chiedere di un altro essere umano… e ti conosco da sei anni.»

Lui si voltò per gettare la tazza di caffè da asporto nella spazzatura. «Vero, ma la tua vita è banale. Senza offesa.»

La collega lo seguì precipitosamente, affannandosi per tenere il suo passo mentre lui s’incamminava verso il proprio ufficio per prendere le sue cose. 

«Non si può semplicemente dire “senza offesa” dopo aver detto qualcosa di oltraggioso,» lo riprese Bianca, anche se non sembrava affatto offesa.

Nessuno poteva permettersi di preoccuparsi dei sentimenti, in un campo come il loro. Metà dei professori di quella parte del campus aveva un cervello troppo complesso per sostenere anche le conversazioni più semplici. Avevano tutti dei diversi gradi di neurodivergenza. La triste verità era che più una persona era intelligente e meno si preoccupava delle aspettative sociali: parlava in termini schietti senza preoccuparsi dei sentimenti altrui.

Gli scienziati non potevano permettersi l’ego. Quando si trattavano le teorie, c’era sempre qualcuno in fila pronto a parlare di pazzia o animato dal proposito di sfatare questa o quella ricerca. Era la natura del loro lavoro. E August era stato… addomesticato perché suo padre aveva insistito che lo fosse. Essere un genio eccentrico andava bene. Essere uno psicopatico insensibile e indifferente no – quantomeno in pubblico.

«C’è una riunione di facoltà alle quattro. Ci sarai?»

«È obbligatoria?» le chiese August. 

Bianca annuì. «Sì.»

Lui scrollò le spalle. «Probabilmente no. Pranzerò con mio fratello, prima che vada in aeroporto.»

«August…»

«Sono un professore di ruolo. Cosa possono farmi? Licenziarmi?» ribatté ripetendo le sue parole, per poi rivolgerle un sorriso. 

Girò a sinistra, verso il corridoio dove si trovava il suo ufficio, mentre Bianca svoltò a destra per imboccare la strada più lunga che portava all’altro lato del campus. Quando fu di nuovo solo, si rimise le cuffiette. Vivaldi aveva finito, lasciando il posto a Chopin. Permise al suo cervello di dissociarsi e riflettere sull’argomento scelto per la tesi dalla sua assistente di ricerca.

Non vide l’altro uomo finché non si scontrarono. Forte. Gli volò persino il telefono dalle dita. L’uomo allungò le mani, cercando di afferrare qualsiasi cosa per tenersi in piedi. August ne agguantò l’avambraccio proprio mentre quello lo acchiappava per le spalle.

Fu allora che lo guardò bene. Lucas Blackwell. 

Nel momento in cui si toccarono, però, l’altro si allontanò di scatto con un sussulto, cadde a terra e incespicò lontano da August come se lui fosse un serial killer. 

Cosa che, tecnicamente, era. Ma Lucas Blackwell non lo sapeva. 

Anche se non c’entrava niente, non poté fare a meno di notare che quell’uomo terrorizzato era ancora più bello da vicino, come una scultura che prendeva vita. Zigomi alti, mascella quadrata, labbra piene. Che in quell’istante erano tirate indietro dall’orrore.

Tese la mano per aiutarlo, ma Lucas si allontanò. «No. Non… toccarmi.»

A quanto pareva, non era solo la gente del dipartimento di Fisica a risultare manchevole di ogni senso di decoro. Si tolse le cuffie ormai inutili dalle orecchie. «Mi dispiace. Ero così preso dalla mia musica che non ho guardato dove stessi andando.»

Lucas non disse nulla; arrossì quando notò gli altri membri della facoltà che lo fissavano. Allora si alzò in piedi e gli rivolse un ultimo sguardo in preda al panico da sopra la spalla prima di correre via lungo il corridoio.

August raccattò il telefono, sospirando allo schermo ormai incrinato. Lo avevano già descritto come “sgradevole” in passato, ma di solito a dirlo erano stati i suoi fratelli dopo un’uccisione particolarmente raccapricciante. E ce n’erano state molte. A lui piaceva il lavoro bagnato. Gli piaceva sporcarsi le mani. Uccidere gli dava un brivido che nient’altro al mondo riusciva a eguagliare. 

Era quasi arrivato alla sua auto quando se ne rese conto. Bianca aveva detto che Lucas Blackwell era chiaroveggente. Che poteva vedere il passato – o il futuro, ipotizzò lui – semplicemente toccando un oggetto. August era un uomo logico. Nonostante trovasse il paranormale affascinante, lo riconosceva per quello che era: pseudoscienza. Non era possibile che Lucas Blackwell fosse un vero chiaroveggente. 

Non poteva essere.

Eppure lo aveva guardato come se avesse avuto a che fare con un mostro. Cosa che era. Ma non c’era modo che Lucas potesse saperlo. Era impossibile. E se invece lo avesse capito? Cosa avrebbe comportato per lui? La sua famiglia viveva secondo un codice. Non uccidevano gli innocenti. Si erano imbattuti nella stessa situazione solo una volta, mesi addietro, quando suo fratello aveva deciso di… non poteva dire innamorarsi, probabilmente lasciarsi ossessionare da un uccellino ferito di nome Noah. 

Il quale conosceva il loro segreto, lo aveva scoperto prima ancora di incontrare Adam faccia a faccia. Però lui era come loro. Capiva che alcune persone semplicemente non meritavano di vivere. Noah aveva ucciso al loro fianco. E aveva un interesse personale nel tenerli tutti fuori dai radar della polizia.

Tuttavia Lucas era un ex federale. Probabilmente credeva con tutto se stesso nei processi, nella giustizia e nella legge. E poteva anche darsi che non fosse un fan della giustizia dei vigilanti. Cosa che non faceva ben sperare per la sua aspettativa di vita, se davvero aveva capito in qualche modo chi era August quando non indossava la maschera.

Merda.

Per quanto lui amasse uccidere, l’idea di squartare il professore biondo in piccoli bocconcini lo lasciava vuoto. August non si era mai imbattuto in un quesito che non poteva risolvere, ma Lucas Blackwell stava per diventare un problema. Bello grosso. E lui non aveva idea di cosa diavolo avrebbe potuto farci.

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